Ultima modifica: 2 aprile 2021
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Lettera aperta della classe III ALI al Presidente Stefano Bonaccini

Egregio Presidente Stefano Bonaccini,
siamo la classe III ALI dell’Istituto “Enrico Mattei” di San Lazzaro di Savena,

Marzo 2021

Egregio Presidente Stefano Bonaccini,

 

siamo la classe III ALI dell’Istituto “Enrico Mattei” di San Lazzaro di Savena,

le stiamo scrivendo perché siamo stanchi di rimanere in silenzio di fronte alla situazione che stiamo attraversando.

Siamo pienamente consapevoli della gravità dei problemi causati dalla pandemia, ma da un anno a questa parte ci sentiamo abbandonati a noi stessi prima di tutto come studenti.

Noi crediamo che l’istituzione scolastica non debba passare in secondo piano, come invece sta accadendo dall’inizio della pandemia: mentre i più piccoli sono stati tutelati, la nostra situazione è stata lasciata da parte, e si è dato per scontato che la didattica a distanza fosse la soluzione ideale per noi studenti di scuola superiore, senza preoccuparsi quindi delle conseguenze che essa avrebbe potuto avere sulla nostra salute fisica, psicologica e sulla nostra istruzione.

Quest’ultima, oltre ad essere un diritto di tutti i cittadini, è anche il mezzo con cui noi giovani poniamo le basi per il nostro futuro, e per questo dovrebbe essere ritenuta una priorità.

Come in ogni circostanza simile a quella che stiamo vivendo ora, c’è sempre stato bisogno di smascherare un capro espiatorio che venisse accusato di essere responsabile della situazione. In questo caso siamo noi. Noi adolescenti che, dopo essere stati messi da parte come studenti, come cittadini veniamo anche accusati di essere persone irresponsabili e di causare l’aumento dei contagi. Ora che non possiamo uscire di casa il motivo di questo non siamo noi, bensì le persone di ogni fascia di età che tutt’oggi non rispettano le misure anti-Covid e si affollano nei luoghi pubblici. Un caso limite avvenuto a Bologna il 20 marzo 2021 è la “passeggiata no-mask” nella quale 150 persone hanno camminato per la città senza usare la mascherina e senza rispettare le misure di sicurezza, insomma comportandosi in maniera irresponsabile. Per questa ragione riteniamo di non essere la causa di questa situazione e siamo stanchi di sentirci trattati come tali.

Come ci sentiamo da studenti?

Questa è una domanda che non ci viene posta spesso perché una persona esterna non sospetta che cosa significhi la didattica a distanza anche da un punto di vista prettamente scolastico.

In primo luogo il livello di attenzione durante le lezioni ovviamente è molto difficile da mantenere saldo, perchè ci sono tante distrazioni e seguire da casa non è stimolante come se fossimo a scuola.

Questo implica una minore partecipazione ed un rendimento peggiore, nonostante ci sembri di studiare di più rispetto a quando eravamo in presenza.

La mancanza di interazione tra noi compagni insieme ad altri fattori porta a percepire la scuola come una realtà parallela, molto lontana da ciò che sentiamo come esigenza primaria: la speranza di un tampone negativo per poter finalmente uscire dalla nostra stanza, la preoccupazione di quando finalmente potremo rivedere i nostri amici, il desiderio di riabbracciare le persone che ci stanno a cuore.

Più di tutto ci soffoca non sapere quando potremo vivere come ragazzi e ragazze di 17 anni, senza i divieti di questo momento che percepiamo come opprimenti.

Ci manca uno spazio per stare insieme, principalmente a scuola. E’ vero che in una situazione normale essa non è il nostro luogo preferito, ma una volta che ci siamo ritrovati su una soffice poltrona in casa nostra invece che su una scomoda sedia a scuola, ci siamo accorti di quanto in realtà ci mancasse condividere quella scomodità con i nostri compagni.  Infatti, anche se a volte il detto “ti accorgi del valore delle cose solo quando te le tolgono” sembra una banalità e anche se non capivamo, per la nostra fretta di crescere, quando i nostri genitori ci dicevano “godetevi gli anni del liceo, che poi quando finiscono li rimpiangerai per sempre!”, adesso però, privati della possibilità di vivere la scuola, pensiamo di aver capito… Adesso pensiamo che tutti noi vorremmo che il tempo si fermasse, smettere di crescere per un po’, per vivere la spensieratezza della giovinezza e la scuola di prima, mentre ormai esse ci sembrano distanti anni luce.

Ci ritroviamo isolati nella nostra stanza ad ascoltare voci che provengono da un computer e l’unica possibilità che ci viene offerta è quella di osservare degli occhi fatti di pixel. Non sentiamo le voci originali dei compagni e le nostre emozioni sono ostacolate da uno schermo. In questa condizione di fragilità, esse non riescono ad andare oltre il computer, mentre a scuola era facile individuarle e risolverle. Inoltre, se abbassiamo il volume veniamo aggrediti dalla solitudine che ci spegne lentamente e che ci destabilizza perché ci fa perdere il contatto con gli amici. Anche quelle rare volte che li incontriamo ci sentiamo distaccati perchè presi da mille pensieri che ormai siamo soliti analizzare in solitudine, e questo non ci permette di apprezzare il momento nè di ritrovare l’armonia che avevamo.

Ci mancano l’interazione, anche in quei brevi momenti di svago che si creavano in classe, magari dopo una battuta che provocava una risata generale, e le ricreazioni in cui uscivamo in giardino e stavamo all’aria aperta a ridere e a scherzare su ciò che era successo durante l’ora precedente. Ora nell’intervallo restiamo seduti alla scrivania e guardiamo il telefono, scambiandoci un messaggio, senza nemmeno la voglia di uscire dalla camera per qualche chiacchiera con il fratello o la sorella: perché dovremmo farlo? Dopo 10 minuti tanto la lezione ricomincia. Eppure nei 10 minuti di ricreazione a scuola il desiderio di uscire c’era sempre. Il punto è che ci sentiamo spenti e demotivati, quasi delle persone grigie e passive, ci va bene tutto perché non abbiamo neanche la forza di contrastare le idee altrui o di averne delle nostre. In classe si creano sempre più frequentemente momenti di silenzio e di imbarazzo nei quali nessuno risponde ad una domanda dei prof, e non perchè non siamo attenti, ma perché ognuno ha perso le speranze…   Durante questo periodo di difficoltà un altro aspetto che viene trascurato è la salute, sia fisica che mentale. In particolare ci siamo resi conto che ci manca lo sport che prima rappresentava per noi uno sfogo, uno spazio dove metterci alla prova sia con noi stessi sia con gli altri nel desiderio di vincere, dove imparare che il lavoro ripaga. E’ insoddisfatto sia chi non può praticarlo, sia chi lo pratica ma in modo diverso dal solito a causa delle norme anti-Covid…

Inoltre la routine e la staticità di questo periodo hanno messo a dura prova il nostro benessere e hanno compromesso anche il nostro sonno e la dedizione verso lo studio, rendendo più difficile la preparazione a interrogazioni e verifiche. Infine abbiamo riscontrato che la mancanza di un confronto con i nostri amici ha alimentato la nostra ansia e la nostra negatività, ci ha portato a sopravvalutare i problemi e ha causato in alcuni casi crisi di nervi e comportamenti isterici.

In conclusione, confrontandoci ci siamo resi conto che abbiamo maturato due comportamenti opposti.

Alcuni di noi si sentono arrabbiati perchè è da un anno ormai che siamo in didattica a distanza, ci sentiamo disorientati di fronte al susseguirsi di indicazioni contrastanti nei vari D.P.C.M., sentiamo la nostra adolescenza sprecata, viviamo un abbandono totale nei nostri confronti… e potremmo andare avanti ancora molto. Tutte questo ha generato sfiducia in noi nei confronti delle istituzioni.

Altri però non hanno reagito in questo modo, ma hanno perso le speranze e non hanno più nemmeno la forza necessaria per reagire; rassegnati, non riescono più a lottare e a sperare in un futuro migliore.

Vorremmo ricevere una risposta a queste parole e rivolgiamo un appello agli adulti e ai nostri coetanei.

Chiediamo agli adulti di trattarci da adulti e ai nostri coetanei di assumersi l’impegno di comportarsi da tali, responsabili e capaci di rispettare dei doveri.

Chiediamo agli adulti autorevolezza.

Cosa significa per noi?

Significa capacità di guidarci quando siamo confusi, e in questo momento lo siamo molto.

Significa capacità di rimettere in gioco decisioni prese e da prendere attraverso un’apertura alla collettività e una discussione più ampia, che coinvolga anche noi.

Significa capacità di fuggire gli stereotipi che ci vedono come bambini capricciosi e insofferenti alle regole e di ascoltare le difficoltà che stiamo vivendo. Solo così, infatti, è possibile capire senza condannare e chiederci di assumerci delle responsabilità. Cerchiamo adulti che non ci etichettino.

Significa capacità di superare, quindi, le divisioni: cosa possiamo imparare se vediamo solo figure rappresentative del nostro paese che litigano e non riescono a trovare un accordo?

Significa capacità di dare l’esempio, anche attraverso rinunce che possiamo accettare solo se le vediamo attuate dagli adulti.

 

Possiamo dare molto solo se riceviamo molto.

                              La classe IIIALI

 




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